Ciao Kira, dopo 26 anni sempre nel mio cuore

Kira, il mio pastore tedesco
Ventisei anni oggi. Forse abbastanza tempo è passato per raccontare uno dei dolori più laceranti che mi porto addosso come la coperta di Linus, tatuato nel cuore.
 
26 anni fa mi trovavo in quel di Viserbella, piccolo centro vacanziero della periferia di Rimini. Ero ospite di mia nonna. Come tutti i giorni mi mi avrebbero dovuto attendere la spiaggia ed il mare (avevo 15 anni). Quel sabato del 18 Luglio del 1987 però le cose andarono in modo diverso.
 
Mia zia Emma era venuta da Brescia per quei week end mordi e fuggi vissuti per stare vicina alle figlie che trascorrevano le loro estati con i nonni nella costa romagnola. Io e mio fratello eravamo in una situazione diversa dalle nostre cugine. Noi al massimo passavamo 15 giorni con i nonni al mare.
 
Dicevamo mia zia Emma.
 
Ricordo quella mattina la voce di mia zia raccontare sotto l’ombrellone a mia nonna che Kira, il mio cane pastore tedesco, da qualche giorno non mangiava più.
 
La mia voglia di mare venne spazzata via da quelle poche parole. Ricordai così la settimana precedente quando da Saluzzo (dove vivevamo per il lavoro di mio padre) ci trasferimmo a Botticino.
 
In quel di Botticino ci aspettava Kira. Le sue gambe vacillavano e non le consentivano di stare con noi nell’appartamento di Saluzzo dove i pavimenti in ceramica la facevano scivolare di continuo. Era triste lasciarla a Botticino con i nonni e gli zii, ma non c’erano soluzioni alternative.
 
Quando io, mia madre e mio fratello lasciammo Botticino, il mio sguardo incontrò quello di Kira e intuì che qualcosa era “diverso”. Iniziai a mugugnare “Addio mia bella addio” perchè mi sembrava di capire che la mia Kira mi stesse salutando.
 
Ci avviammo a piedi verso la fermata dell’autobus (300 metri) per andare in stazione e viaggiare verso Rimini. Era già successo tante volte ma quella volta, cioè l’11 Luglio 1987, la Kira guaiva come non aveva mai fatto. Salimmo sull’atubus e nonostante avessimo già percorso molta strada, continuavo a sentire il suo lamento. Promisi a me stesso di fare l’impossibile per rientrare a Botticino il weekend successivo, ma poi le cose andarono diversamente.
 
La vacanza mi prese e mi dimenticai della promessa fatta tra me e me. Passarono 7 giorni.
 
Ma torniamo nuovamente alle parole di mia zia. Kira non mangiava più. Questo voleva dire una sola cosa. Kira aveva deciso di lasciare questa terra per volare in cielo.
 
Piansi ma cercai di nascondere il pianto agli amici ed ai parenti. Presi in prestito una bicicletta e andai a casa di nonna a prendere i soldi (i miei risparmi). Comprai una guida dei treni. All’epoca per viaggiare da Viserbella a Brescia bisognava cambiare a Bologna e Verona, una piccola impresa per un quindicenne allevato nella bambagia materna.
 
Rientrai in spiaggia per restituire la bicicletta quando mi corse incontro mia zia Loretta, piangendo. Mi disse che i miei erano a Botticino. Mi disse che i miei avevano fatto in tempo a salutare Kira e che poi sarebbero venuti a Viserbella.
 
Le lacrime non si contenevano e sgorgavano feroci dai miei occhi di ragazzino. La rabbia con me stesso per non essere stato vicino alla mia Kira era infinita. Spiegai a mia zia Loretta che non potevo stare in spiaggia, in un posto dove la gente si divertiva. Chiesi in prestito una bicicletta a mia zia, indossai il walkman e mi misi a pedalare. La cassetta musicale che avevo con me era “Io amo e gli altri successi” di Fausto Leali.
 
“Ma dove va a finire il cielo se le mie braccia han preso il volo” .. “Tu solamente non aver paura, non sarai più sola” .. “E’ cambiata la mia sorte, tutto solo da sta sera” .. “Un’ora fa avevo lei e tra le braccia ancora la vorrei” .. “A chi sorriderò se non a te” … tutti i testi di quell’album mi parlavano di Kira e malgrado passassi la mano davanti agli occhi con frequenza, non c’era modo di “disappannare” la mia vista, un po’ come quando ti trovi in auto sotto un temporale e malgrado i tergicristalli vadano al massimo, continui a non vedere che acqua.
 
Pedalai verso l’interno e giunsi al lago Riviera di Viserba. Mi sembrò un posto poco affollato, tranquillo e mi fermai. Mentre ero lì a pensare alla mia Kira, ecco un pescatore tirare su a fatica un bellissimo persico sole. Nel vedere quell’animale morire, vidi morire la mia Kira. Capì che ogni volta che moriva un animale, moriva la mia Kira.
 
Decisi in quel momento che non avrei più mangiato carne. Questa volta la promessa la mantenni. Ed è stato così che per 13 anni non ho mangiato né carne né pesce e ho rifiutato di vestire con derivati animali.
 
Era ora di pranzo quel giorno. Tornai piangendo in spiaggia. Mia zia Loretta mi invitò a mangiare a casa sua. Ricordo ancora i fusilli al gorgonzola. Non ne ricordo bene il gusto, ma ricordo che il sapore della pasta era reso salato dalle mie lacrime che non cessavano di uscire copiose dai miei occhi.
 
Infine arrivarono i miei in quel di Viserbella, con un tempo record per quegli anni e per l’auto che avevamo (una Fiat Ritmo). Ci misero qualche minuto sopra le due ore Brescia – Viserbella (oggi meno di tre ore non ce le metto, tempi che cambiano!).
 
Il rimorso per non essere stato lì continuo a portarmelo sulla pelle. E forse anche per quel fatto che odio la morte. Non sempre ti lascia il tempo di salutare chi ami.
 
Non solo. Per anni mi scontrai violentemente con la chiesa cattolica. Come poteva la Chiesa di Dio non aprire le porte del paradiso agli animali a quattro zampe? Ancora oggi è un punto di discrepanza che mi allontana dai luoghi di culto.
 
Per le stesse ragioni ho sempre avuto simpatia per il poverello di Assisi, San Francesco, uno che con gli animali ci parlava. E mi piace anche ricordare una frase del “Mahatma” Gandhi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.
 
Molti si domandano perchè io a differenza di tutti gli altri parenti non ho mai voluto lasciare Botticino (sono rimasto l’unico di tanti e tanti parenti). Perchè Kira è qui. Per anni ho sentito la sua voce e la sua presenza. Poi il suo abbaiare è svanito ma la sua presenza pervade queste mura. E’ difficile da dire ma è vero. Io la sento, percepisco il suo spirito, sento quando lei si siede e mi guarda incuriosita.
 
Sempre in tema di confidenze. I miei genitori dopo Kira hanno preso altri cani. Mi sono sempre opposto perchè il dolore e l’amore per la mia Kira non potevano essere sostituiti da un qualsiasi altro quadrupede.
 
Poi un giorno arrivò un cane buffo. Era Elvis, un bulldog inglese. Lui a differenza degli altri cani fece breccia nel mio cuore. La mia Melissa è cresciuta con Elvis come io sono cresciuto con Kira. Anche Melissa ha sofferto la partenza di Elvis. Abbiamo preso la Vicky, un’altro bulldog inglese, proprio per cercare di colmare il vuoto lasciato da Elvis.
 
Bene, questa volta ce l’ho fatta. Dopo 26 anni sono riuscito a raccontarvi la mia verità, la verità di quel 18 Luglio 1987 che mi porto nel cuore.
 
Ciao Kira.
 
Buona notte.

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